Ricaduta.

Ero li,

a fumare la mia sigaretta,

orgogliosa di poterla etichettare come ultima della mia vita.

La gustai a pieni polmoni

lasciandomi inebriare dal gusto buonissimo e stranamente speciale che aveva.

Forte e piena di coraggio

finii la sigaretta e la gettai nel posacenere.

Gridai a me stessa l’addio ad almeno uno dei miei fottuti vizi.

Era mezzanotte,

di una gelida e tenebrosa notte di provincia,

suonò il telefono.

Risposi.

Mi cadde la cornetta dalle mani a causa dello shock

che le parole dure e fredde, che uscivano da essa,

mi avevano causato.

Corsi verso la mia borsa,

la aprii,

cercai il mio pacchetto di Marlboro rosse e mi accesi

nuovamente l’ennesima, mia forse ultima, sigaretta.

Francesca Usai

29 Marzo 2017

 

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