#Rubrica della domenica.

MARGARET ANN BULKLEY alias JAMES BARRY

james barry

Oggi voglio parlarvi di una storia che mi ha lasciata a bocca aperta, una storia a me sconosciuta fino a poco tempo fa, una storia che sembra un film ed invece è reale anche se a tratti la definirei surreale.

La protagonista di oggi è Margaret Ann Bulkley da tutti conosciuta però come James Barry. Vi starete chiedendo il motivo per cui viene ricordata con un nome maschile, bene proseguite la lettura allora perchè è proprio per questo motivo che nasce la curiosità del mio racconto.

Margaret Ann Bulkley nasce in Irlanda alla fine del 1700. Durante l’adolescenza si trasferisce ad Edimburgo con i soldi lasciati in eredità dallo zio pittore e si iscrive alla facoltà di medicina. Si dice che proprio poco dopo la partenza per Edimburgo la Bulkley cambia le sue vesti e diventa James Barry, il motivo è molto semplice ai quei tempi il campo medico era prettamente maschile. Grazie alla persuasione del senato accademico da parte del conte di Buchan consegue il dottorato nel 1812, nonostante il sua aspetto giovanile si manifestasse agli occhi degli altri come una forte immaturità.

James Barry ha una carriera brillante, diventa chirurgo militare dell’esercito Britannico , presta servizio in India, a Città del Capo e in Sudafrica. Medico dal cuore grande Barry, non si impegna a migliorare soltanto le condizioni dei suoi pazienti ( in particolare feriti di guerra) ma anche quelle degli abitanti locali, prime vittime silenziose di quei tempi duri. Tra i suoi successi ricordiamo, inoltre, l’esecuzione del primo parto cesareo in Africa, dove Barry riuscì a salvare sia il neonato che la mamma, cosa estremamente rara per le risorse di quel periodo.

Dopo, appunto, la carriera fatta di apprezzamenti e riconoscimenti Barry si ritira dal campo medico e torna a vivere in Inghilterra. Muore paradossalmente di dissenteria nel 1865. La governante che si occupa del corpo scopre la sua natura femminile e la rivela a tutti dopo il funerale. Quando la verità viene a galla molti sostengono di “averlo sempre saputo”, altri associano il fatto all’ermafroditismo. L’esercito britannico sigilla, però, tutte le prove per 100 anni per coprire lo scandalo, solo agli inizi degli anni ’50 vengono fatte le prime ricerche sull’argomento.

Questa storia mi ha lasciato senza fiato, erano anni in cui alla donne non era consentito studiare medicina né tantomeno praticarla, ed è per questo che Margaret ha dovuto nascondere la sua natura di donna per almeno 56 anni. Indossava abiti maschili, cappotti, scarpe rialzate all’interno di sette centimetri e si faceva notare per la sua voce acuta, insomma, sembrava un uomo in tutto e per tutto. La sua identità era talmente nascosta che durante un servizio in Sudafrica strinse un’amicizia abbastanza stretta con il governatore Somerset e i due vennero accusati di omosessualità ( considerata reato in Inghilterra e Galles fino al 1967) ma furono poi assolti.

Quello che resta di James Barry è sicuramente la sua ambizione, la sua incredibile determinazione e il suo grandissimo cuore dimostrato nelle tante lotte per ottenere migliori condizioni di vita per schiavi, coloni e soldati.

Quanti di noi l’avrebbero fatto? Quanti avrebbero rinunciato alla propria identità per inseguire il sogno di una vita? Sono queste le domande che mi sono posta dopo aver approfondito questa storia, viviamo sicuramente in periodi migliori di quelli, ottenuti grazie ad anni di lotte che le donne di una volta hanno affrontato per regalarci un futuro migliore, un futuro in cui si potesse essere libere di perseguire i propri sogni sia in ambito lavorativo che nella vita di tutti i giorni, a prescindere dalla propria sessualità.  Io, personalmente, mi sveglio al mattino ringraziando queste donne, ringraziando il fatto di poter dire la mia, di poter fare il lavoro che voglio e di potere ogni giorno lottare per migliore le cose. Siamo ancora molto lontani dall’uguaglianza dei diritti tra maschi e femmine, dall’uguaglianza di salari pur avendo le stesse mansioni ed è per questo che non bisogna mai mollare, bisogna proseguire il lavoro iniziato da queste grandi donne e far si che le nostre nipoti e pro nipoti ci ricorderanno come noi ricordiamo e ringraziamo chi ci ha dato tutto questo.

Francesca Usai

 

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