#Rubrica della domenica.

simone de beauvoir

« Di me sono state create due immagini. Sono una pazza, una mezza pazza, un’eccentrica. […] Ho abitudini dissolute; una comunista raccontava, nel ’45, che a Rouen da giovane mi aveva vista ballare nuda su delle botti; ho praticato con assiduità tutti i vizi, la mia vita è un continuo carnevale, ecc.
Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio ad una patronessa, ad un’istitutrice (nel senso peggiorativo che la destra dà a questa parola), ad un caposquadra dei boy-scout. Passo la mia esistenza fra i libri o a tavolino, tutto cervello. […] Nulla impedisce di conciliare i due ritratti. […] L’essenziale è presentarmi come un’anormale. […]
Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere. È una vita che ne vale un’altra: che ha i suoi motivi, il suo ordine, i suoi fini che si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente. »
(S. de Beauvoir, La forza delle cose, pag. 614)

Simone de Beauvoir nasce a Parigi il 9 gennaio 1908 da una famiglia benestante. Il padre è l’avvocato Georges Bertrand de Beauvoir e la madre è Françoise Brasseur. E’ stata una scrittrice, saggista, filosofa, insegnante e femminista francese. E’ conosciuta come una delle principali esponenti dell’esistenzialismo e del femminismo, di cui è considerata una delle “madri”, modello d’ispirazione per le future generazioni. Si iscrive nel 1926 alla Sorbona, laureandosi con una tesi su Leibniz e ottenendo nel 1929 “l’agrégation” (idoneità all’insegnamento riservata ai migliori allievi francesi) in filosofia.  All’università incontra, nel luglio 1929, colui che, senza matrimonio né convivenza, diventerà il compagno della sua vita, il filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre. In molti hanno provato a definire la relazione che vi era tra questi due amanti, la cosa di cui tutti sono assolutamente certi e che tra i due ci fosse una grandissima stima intellettuale che prevaleva persino sui sentimenti, i due infatti nonostante fossero una coppia stabile avevano spesso relazioni extra coniugali.

Nel corso della sua esistenza, Simone, fu sempre in prima linea per varie cause: dalla Resistenza durante la seconda guerra mondiale, all’aborto e naturalmente al ruolo della donna nella società. Fu anche presidentessa della Lega dei Diritti della Donna.

In relazione al femminismo l’opera più importante scritta da Simone è “Il secondo sesso”, uscita nel 1949. Si tratta di un’analisi dettagliata dell’oppressione del patriarcato nei confronti della donna e diventò uno dei libri “manifesto” del movimento femminista. Secondo la Beauvoir è necessario che la donna sia integrata nella società con gli stessi diritti e doveri dell’uomo, con tutto ciò che ne consegue, dalla uguaglianza del salario, alla possibilità del controllo delle nascite, all’aborto in termini legali e a tutti quei riconoscimenti civili, politici e giuridici che fino a quel momento erano stati appannaggio degli uomini.Un manifesto femminista, quello di Simone De Beauvoir, che il mondo deve ancora leggere, perchè non accenna a fare un passo verso la parità di genere e le donne, in base a rigidi ruoli approvati da una società misogina, sono limitate in un destino minoritario rispetto a quello di un uomo.

Attualmente il Femminismo viene snobbato, ritenuto dai più un’estrema conseguenza della troppa libertà che le donne hanno preteso e che si è ritorta loro contro. Si pensa ancora, così come suggerisce la straordinaria attualità del pensiero della De Beauvoir, che sarebbe stato meglio se le donne fossero rimaste in cucina. Meglio per gli altri certo, mica per loro.

Il fatto che lo pensino esponenti del genere femminile è molto più penoso rispetto alle asserzioni dei maschilisti, perché ciò significa due cose: che le lotte sono servite a ben poco, e che c’è ancora molta strada da fare per estirpare tali convinzioni. Di Femminismo ce ne vuole ancora, ed ancora.

Francesca Usai

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