#Rubrica della domenica.

ARTEMISIA GENTILESCHI, simbolo delle donne.

Giuditta-che-decapita-Oloferne-Artemisia-Gentileschi-Napoli-analisiGiuditta che decapita Oloferne. In assoluto il mio dipinto preferito, non per l’immagine di violenza fine a se stessa, ma per il significato che c’è dietro, due donne alleate contro un uomo, è per me il simbolo più grande di femminismo e potenza cosa che non era di certo caratteristica di quei tempi.

Oggi voglio parlarvi di Artemisia Gentileschi che, purtroppo, ho scoperto solo da poco, grazie a Sky Arte ( sfatiamo quindi il mito che la televisione passi solo cavolate, bisogna scegliere i programmi giusti).

Artemisia è nata a Roma nel 1593 ed, udite udite, è stata la prima pittrice di sesso femminile. Donna di inestimabile talento, trasmesso dal padre, pittore anch’esso, conosciuta però, più che per le sue splendide opere ispirate allo stile di Caravaggio, per la sua vita travagliata e composta per lo più da sofferenze. Viene stuprata dal maestro Agostino Tassi e affronta un periodo difficile sommersa dalle maldicenze della gente. Artemisia donna forte e coraggiosa, accetta di affrontare un processo inquisitorio fatto di torture e diffamazioni; avrebbe fatto di tutto per far venire fuori la realtà della vicenda. Purtroppo però, sono tempi duri per le donne, infatti il maestro che la violentò, nonostante il responso del processo lo condannò ad andarsene da Roma, ne rimase indenne non rispettando la sanzione e non lasciando la città, mentre su di lei crollò una serie di condanne morali da parte del popolo e della famiglia.            La sua vita ebbe finalmente una svolta, dopo la tragedia si sposò con Pierantonio Stiattesi e lasciò Roma, sua città nativa, per spostarsi a Firenze. Artemisia, continua li la sua vita da artista e il successo non manca nonostante ci ritroviamo in tempi critici e prettamente maschilisti. Il percorso biografico della pittrice si è dipanato infatti in una società dove la donna spesso rivestiva un ruolo subalterno, e quindi miseramente perdente: nel Seicento, dopotutto, la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile, e la stessa Artemisia, in virtù del suo sesso, dovette fronteggiare un numero impressionante di ostacoli e impedimenti. Basti pensare che, essendo una donna, la Gentileschi era impossibilitata dal padre a interrogare il ricchissimo patrimonio artistico romano e fu costretta a rimanere tra le mura domestiche e, anzi, le veniva spesso rimproverato di non dedicarsi alle attività di casa, attese dalla quasi totalità delle ragazze del tempo. Nonostante ciò, la Gentileschi diede brillantemente prova della sua indole fiera e risoluta e seppe far fruttare il proprio versatile talento, riscuotendo in breve tempo un altissimo prestigio.

Negli anni Settanta la Gentileschi divenne un vero e proprio simbolo del femminismo internazionale: associazioni e cooperative le si intitolarono – a Berlino l’albergo “Artemisia” accoglieva esclusivamente la clientela femminile – riconoscendo in essa una figura culto, sia come rappresentante del diritto all’identificazione col proprio lavoro, sia come paradigma della sofferenza, dell’affermazione e dell’indipendenza della donna.

Per la nota polemista e leader del movimento femminista internazionale Germaine Greer Artemisia Gentileschi fu la grande pittrice della guerra tra i sessi, affermazione, di fatto, estremamente riduttiva: un pittore con tanto talento come la Gentileschi non può limitarsi a un messaggio ideologico.

Le donne, viste anche dalla società odierna come sesso debole, quante battaglie ancora dovranno affrontare per avere gli stessi diritti, le stesse riconoscenze e gli stessi meriti degli uomini? Sembra una guerra destinata a non finire mai, contornata da tanti finti diritti che ci vengono appioppati come una sorta di contentino ma rimane, in ogni caso, una discriminazione velata e nascosta.

La mia rubrica domenicale ha soprattutto la funzione di ricordare le donne che hanno lottato per far valere il loro diritti, che sono andate contro a interi popoli, a famiglie e alle circostanze dei tempi in cui hanno vissuto. Voglio che le donne d’oggi facciamo lo stesso, che si coalizzino tra loro, che studino, che diventino indipendenti e che si mettano sullo stesso gradino degli uomini, non di più e ne di meno.

Io mi definisco una femminista convinta che ama gli uomini, che non li schiaccia ne li denigra ma che lotta fianco a fianco a loro per far capire che oltre alle differenze fisiche non ne esistono altre. Perciò donne, non sentitevi mai inferiori, non pensate mai che una cosa non potete farla, non aspettate il marito per mettere un chiodo al muro, fatelo voi, sbagliate e imparate e soprattutto studiate perchè non c’è forma di schiavismo più grande dell’ignoranza.

Vi aspetto domenica prossima con un’altra figura femminile d’ispirazione per me e spero che leggendomi lo diventi anche per Voi.

With Love,

Francesca.